Reservoir Dogs’ Sour & Barrel Aged

Meraviglioso evento serale organizzato dall’Associazione Homebrewers Gorizia e dal birrificio Reservoir Dogs: Reservoir Dogs’ Sour & Barrel Aged. A differenza delle visite precedenti in cui si è visitato il birrificio e degustato diverse loro birre, stavolta si trattava di una visita speciale che si limitava alle birre acide e invecchiate in botte: L’evento ha fatto sold-out nelle prime 24 ore di booking!

Sono arrivato con una quindicina di minuti in anticipo, e ben felice ho notato che nell’accogliente cortile del birrificio c’era già parecchia gente ad attendere (con i bicchieri già mezzi vuoti). Abbiamo atteso che arrivassero tutti e dopo l’appello di rito Andrej ci ha dato un calice a testa e ci ha accompagnati attorno a un tavolo, al quale dopo un’introduzione ha portato l’entrée della serata, la Mayahuel. Si tratta di una Gose di 5% ABV invecchiata in botti di Tequila con due ingredienti nostrani: sale delle Saline di Pirano e bacche di ginepro del Carso. Il risultato era una birra molto delicata dal colore arancione molto beverina nella quale ne il sale ne la tequila risultano invadenti, lasciando piacevoli aromi legnosi, vinosi e leggermente agrumati e un piacevole sapore non troppo acido e dolce.

A seguire ci siamo spostati nel cuore del birrificio, la sala di cottura e fermentazione. La prima cosa che ho notato appena Andrej ha aperto la porta è stato un fortissimo profumo di luppolo che non ha fatto altro che portare sorrisi sul volto di tutti i partecipanti. Nonostante avessi già visitato in passato il loro birrificio, rivedere l’immensità dei loro fermentatori e dei tini di cottura, tutto in un acciaio brillante, mi ha comunque un po’ emozionato. Dopo vare mostrato e spiegato i processi di produzione e stoccaggio ci ha accompagnato all’esterno del birrificio.

Dopo una breve passeggiata poco distante dal birrificio, Andrej ci ha portati a vedere la loro sede distaccata in cui vengono prodotte le birre acide: il Dogs Sour Lab. Si tratta di una specie di cantina che rappresenta la forte unione tra le loro birre e i vigneti locali. Qui infatti nascono le loro Wine Side Stories, birre lavorate e invecchiate con prodotti vinicoli dei principali vignaioli locali.

In questa sede non c’è nulla di tecnologico o automatizzato, solamente bottiglie, botti di legno, una vasca in acciaio e un’imbottigliatrice manuale. La birra viene prodotta inizialmente nel birrificio per essere poi spostata in questa cantina, dove verrà unita per esempio con sedimenti residui della fermentazione del vino e bucce d’uva per essere poi spostata in botti di vino in cui fermenta grazie ai lieviti selvaggi con i quali è stata messa a contatto. Dopo un lungo periodo di maturazione verrà imbottigliata e fatta rifermentare in bottiglia. Una curiosità su queste birre: tutte le birre prodotte in questa sede prendono il nome da angeli caduti rappresentati da un logo sull’etichetta, assieme ad una linea tratteggiata che altro non è che il nome del vignaiolo in codice morse.

Dopo una dettagliata spiegazione sulle modalità di produzione siamo passati alla degustazione di alcuni prodotti di questa cantina. Abbiamo cominciato con la Azza, una Flanders Ale senza malti scuri di circa 7% ABV fatta fermentare con lieviti selvaggi ottenuti dalla produzione dei vini della poco lontana Azienda Agricola Klinec e maturata in botte. Si presenta come una birra arancione quasi liscia e senza schiuma, con aromi vinosi e legnosi che ricordano i vini bianchi invecchiati. In bocca ha un’acidità delicata con un piacevole finale amarognolo.

Successivamente siamo passati a sua sorella Seere, che ha subito un’aggiunta di purea di amarene e un ulteriore invecchiamento. Il risultato è una birra dalla gradazione simile ma dal colore molto più rosso e da un profumo molto più intenso di amarene. Leggermente più frizzante, si rivela essere molto più dolce e balsamica sia al naso che in bocca, ricordando vagamente una versione molto più delicata e profumata delle birre acide delle Fiandre.

Per concludere Andrej ci ha riempito i calici con una Flanders Ale prelevata direttamente dalla botte e che, al momento, non ha ancora un nome. Invecchiata in botti di Cabernet, presenta un colore quasi marroncino e intensi aromi di vino rosso con note di frutta e liquirizia, lasciando in bocca un sorprendente sapore di legno.

Finita la visita al Dogs Sour Lab, siamo tornati al birrificio per andare a visitare la cella di invecchiamento in botte presente all’interno della sala di produzione. In questa zona molto stretta e buia Andrej ci ha raccontato di come utilizzano le botti di rum e whisky per farci poi assaggiare la Sol invictus in versione Barleywine di circa 13% ABV invecchiata in botti di Almagnac e Rum. Caratterizzata al naso da intensi toni caldi (Miele, caramello) rivela un notevole aroma etilico e fruttato, con note che ricordano la salsa di soia. In bocca risulta essere una birra molto forte e caratteristica dal sapore dolce fruttato ed etilico. Successivamente, tornati al tavolo iniziale, abbiamo assaggiato la The Last Bourbon, una Imperial Stout di 11% ABV invecchiata in tre diversi botti di Bourbon Whiskey. Al naso presenta intense note etiliche e di cacao accompagnate da liquirizia e frutta matura, mentre in bocca presenta, con un corpo molto notevole, un sapore molto dolce iniziale che viene poi bilanciato da un amaro tostato e sapore di caffè che resta in gola.

Arrivati ormai all’ora di cena, la visita prevedeva mezza Pinsa Romana a testa accompagnata da una loro birra chiara piccola: la più gettonata è stata la Sour Sister, una New England IPA in versione sour dal sapore tropicale e luppolato. Dopo tutte quelle birre importanti la cena si è rivelata essere un momento molto piacevole, tanto che qualcuno di noi si è fatto un bis di Pinsa. Dopo cena Andrej ci ha portato come fuoriprogramma la Sol invictus in versione Belgian Quadrupel, che a differenza dalla versione assaggiata prima presenta al naso un notevole aroma di Rum e frutta accompagnati da aromi etilici che con il tempo tende a rivelare note di legno e frutta secca. In bocca un sapore molto piacevole di frutta e frutta secca.

Rimaneva solamente il Grand Finale: la Spirit of Islay. Si tratta di una Barleywine di ben 17% ABV invecchiata in botti di Single Malt torbato della zona delle Islay Scozzesi. Proprio come mi aspettavo al naso spicca il torbato che rivela note di frutta rossa e frutta secca. Inizialmente dolce in bocca, lascia nel finale un intenso sapore secco di legno e torba.

Finita la visita diversi partecipanti ci hanno salutato dirigendosi verso casa. Qualcuno di noi, non ancora soddisfatto al 100%, ha deciso di bere l’ultima, naturalmente con un bis di Azza.

Raggiunto l’orario di chiusura del birrificio ci siamo tutti diretti verso casa, contenti da una gita e da una degustazione meravigliosa che definirei un’esperienza gustativa e che consiglio assolutamente a qualsiasi amante di birre acide e invecchiate.

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